
La coltivazione e l’utilizzo del Papaver Somniferum è proibita in Italia (Articolo 73 - D.P.R. 309/90), salvo particolari autorizzazioni rilasciate dal Ministero della Sanità.
Va però detto che i semi di Papaver Somniferum si trovano un po’ ovunque: in primo luogo nelle capsule essiccate presenti in gran quantità nei pout-pourri in vendita nei supermercati per profumare ed arredare gli ambienti (semi solitamente di buona qualità), nelle bordure delle aiuole delle case dei benestanti, dato che il fiore è molto bello ed ornamentale (chissà perché i ricchi possono, i poveri no), su internet, elencati per qualità e caratteristiche, nei negozi di sementi ben forniti, in erboristeria, dove sono presenti in alcuni preparati, e via dicendo… Spesso se vi aggirate per le campagne verso fine giugno trovate dei fiori di Papaver Somniferum che crescono spontaneamente, dato che esso è proprio nativo del bacino del mediterraneo, poi il vento e gli umani l’hanno diffuso già dalla preistoria in giro per il mondo.
Dunque a scopo unicamente informativo e didascalico di informazione culturale andiamo ad illustrare come nei luoghi ove è consentito, ad esempio colture per la produzione di farmaci o per finalità di ricerca scientifica, si coltiva il Papaver Somniferum e si ricava l’oppio.
Intanto va detto che il papavero cresce bene praticamente ovunque, tranne in climi particolarmente freddi. La coltivazione è molto più facile di quanto sembrerebbe. A livello globale si può dire che l'unica vera difficoltà sia, come sempre, la legge proibizionista. Ma tranne questa eterna maledizione che non riusciamo a scrollarci di dosso, se po' fa, cari amici e amiche, compagni e compagne, brothers and sisters, giovani asinelli che vi andate a comprare pacchi di ogni genere e di ogni colore da persone che non possono far altro, vivendo la maggior parte di essi una condizione sub-umana, di "immigrati clandestini", generata anch'essa da leggi a dir poco ripugnanti e nauseabonde.
Hey ho! Let's go! …dicevano i Ramones: prenderemo in considerazione una modalità di coltivazione praticabile facilmente qui da noi e non in grandi distese in campo aperto (dove peraltro è ancora più facile!), come avviene ad esempio in oriente o nelle colture estensive legalmente autorizzate in occidente.
Semina: il papavero segue il ciclo del grano, quindi a seconda dei climi e delle latitudini lo si può seminare sia in autunno che in primavera. Diciamo che in linea di massima in campo aperto è meglio la semina in autunno, e il periodo migliore sono l’ultima settimana di ottobre e la prima di novembre, come da tradizione contadina per la semina del grano. Mentre per colture limitate o in vaso se la semina avviene a fine inverno-inizio primavera essa è più controllabile e gestibile. In questo caso, come per la semina primaverile del grano, il momento migliore dovrebbe cadere nel periodo di quaresima, ovvero tra il 6 marzo e il 18 aprile. La semina in vaso va fatta in vasi di diametro non inferiore a 30 cm. Occorre spargere molti semi e coprirli appena appena col terriccio, sia in vaso che in campo aperto. I consigli a seguire si riferiscono alla coltivazione in vaso, ma la coltivazione in campo aperto è assai simile, basta solo ragionare e adattare le stesse cose a spazi più grandi.
Dopo la semina mantenere umido il terriccio con spruzzatore.
Dopo un paio di settimane avviene la germinazione.
Alle prime foglioline diradare le piante tenendo quelle che appaiono più robuste e lasciarle a non meno di 15 cm l'una dall'altra.
Innaffiare moderatamente (terreno umido, non fradicio) fino alla fioritura.
La pianta cresce fino a circa 80-120 cm, quindi volendo (non è indispensabile) si può mettergli un bastoncino di supporto come si fa con i pomodori.
La fioritura (da fine maggio a fine giugno) dura circa 1-2 giorni per fiore. Pochi fiori sono più belli e delicati dei papaveri da oppio: leggiadri, con colori forti venati da tinte acquerello, un filo di vento li fa muovere armoniosi come farfalle.
Alla prima fioritura smettere di innaffiare, al massimo una rara spruzzatina con nebulizzatore se la terra è davvero molto secca.
Aspettare 10-15 giorni: il bulbo cresce molto e matura. Il segno della maturazione avvenuta è dato dalla coroncina che sta sopra il bulbo, alla quale erano attaccati i petali. Questa coroncina dapprima è bassa e attaccata al bulbo. Quando essa si alzerà e cingerà il bulbo come la corona di un re o di una regina, sarà giunto il momento del raccolto.
Scegliete una serata calda e serena, possibilmente un po' ventosa. Praticate diverse incisioni verticali sul bulbo con un cutter (i coltivatori esperti eseguono incisioni orizzontali a spirale lungo tutta la diagonale, ma non è operazione facile e richiede maestria e capacità d'uso di coltelli e strumenti della tradizione contadina...).
Le incisioni devono essere profonde non più di un millimetro, possibilmente meno.
Fuoriescono goccioline di lattice di succo bianco: è oppio grezzo, il succo di Dio...
Al mattino il lattice si è rappreso ed è diventato marroncino o di colore scuro.
Lo si raccoglie prima del sorgere del sole (che lo seccherebbe troppo) con un coltellino o cucchiaio o strumento simile: è oppio pronto per essere fumato, ingerito, infuso in acqua (Tè), NON iniettato (troppo impuro).
Lo si può pressare con le dita in palline gommose e conservare in un barattolo di vetro.
La resa in oppio per bulbo è molto bassa, non più di 20-50 millesimi di grammo da noi con coltivazione in vaso, non più di 80-150 millesimi di grammo in campo aperto su vaste estensioni (es: Afghanistan).
Si può anche saltare la fase dell'incisione e lasciare seccare i bulbi sulla pianta o appesi a testa in giù come si fa con la Maria.
Una volta seccati i bulbi si gettano nel compost gambi e foglie (che non servono più), li si apre e vi si tolgono i semi per la prossima semina (ogni bulbo ne contiene centinaia!). Inoltre i semi non vanno consumati perché contengono istamina che può provocare allergie. Tutto ciò che resta del bulbo lo si può tritare in un mortaio, frullatore o macinacaffè, o meglio ancora grinder, senza polverizzarlo completamente.
Il macinato è pieno di tutti gli alcaloidi, soprattutto morfina (fino al 10-15%!), e lo si usa come Tè (stessa modalità di preparazione, solo lo si lascia più a lungo in infusione, anche 20 minuti).
Oppure con altra procedura lunga ma non complessa si può ottenere il RACH (Rachacha), oppio maghrebino molto potente. Per questo preparato esiste un documento con procedura dettagliata, chiedere al P.A.C.C.
In circa 100-120 giorni (marzo-giugno) si può dunque produrre (con gran soddisfazione e minimo sforzo) non solo un preparato che dà sensazioni piacevoli e meravigliose aprendo porte di percezione spesso sconosciute, ma anche un medicinale prodigioso per mal di stomaco, tosse, insonnia, coliche, diarrea, cardiopatie e tutti i possibili dolori, ansie, ecc. e infine una cura eccezionale per il ...mal di vivere!
Procedura garantita dal collettivo P.A.C.C. !!! (Padan-Afghan's Criminal Cultivators)
