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ORIENTA DONNA presenta ORIENTA QUEENS

16/04/2026 13:29

L'Isola di Arran

Appuntamenti, Genere e sostanze, torino, orientadonna, orientaqueer, supportdontpunish,

ORIENTA DONNA presenta ORIENTA QUEENS

Sfilata transfemminista di Orienta Donna per Support Don’t Punish Day. Spazio inclusivo e politico di visibilità comunità e riduzione del danno.

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ORIENTA DONNA presenta ORIENTA QUEENS

La sfilata “Orienta Queens” nasce all’interno del lavoro di Orienta Donna, servizio a bassa soglia dell’Isola di Arran, che quest’anno celebra 20 anni, come spazio collettivo di espressione, visibilità e autodeterminazione per donne e persone non binarie che usano droghe.
In occasione del Support. Don’t Punish Day, questo 26 giugno, la sfilata diventa un gesto politico: un modo per rivendicare diritti, libertà e dignità per le persone che usano droghe, mettendo al centro corpi, storie ed esperienze spesso invisibilizzate.
L’obiettivo non è solo estetico, ma sopratutto è quello di creare uno spazio accessibile, non giudicante, dove partecipare è possibile in modi diversi — sfilando, contribuendo, supportando.
La sfilata è anche un processo: incontri nei drop-in, scambio di abiti, costruzione collettiva di look, condivisione di musica e idee. Un modo per attivare relazioni, favorire partecipazione e costruire comunità.
Orienta Queens è quindi una pratica di riduzione del danno, transfemminista e peer-led, che passa attraverso il corpo, il piacere e la possibilità di esistere fuori dagli stereotipi.
 

VOLANTINO EVENTO:
Eccoci: siamo qui. anche se non rientriamo nei vostri schemi. Sfilare è per noi un gesto collettivo: vogliamo rompere gli stereotipi e rivendicare dignità, libertà e autodeterminazione.

Le nostre storie prendono forma nei nostri corpi, che sono attraversati da stigma, giudizio e limiti imposti. Noi siamo ciò che scegliamo di essere, anche quando questo significa non rientrare in alcun ruolo socialmente imposto.

Rivendicare il piacere significa sfidare un sistema che utilizza il senso di colpa come strumento di controllo. La libertà non è assenza di rischio, ma possibilità di scelta consapevole e autodeterminata: decidere del proprio corpo, della propria mente e della propria vita.

Essere liberə significa poter dire sì e poter dire no, abitare il proprio corpo senza vergogna.

Anche il piacere è politico.

Storicamente il piacere femminile è stato negato e controllato, e ancora oggi le donne che usano droghe subiscono stigma e discriminazioni multiple. Le persone che usano droghe (PUD) continuano a subire violenza, esclusione e violazioni dei diritti fondamentali, una condizione che colpisce in modo ancora più intenso donne, persone trans e non binarie, esposte a forme multiple e intersezionali di discriminazione.

Il doppio standard è evidente: negli uomini il consumo è spesso letto come trasgressione o creatività, nelle donne come colpa, devianza e perdita di valore.

Contrastare davvero la discriminazione significa costruire servizi accessibili, non giudicanti e attraversati da una reale prospettiva di genere: luoghi pensati a partire dai bisogni, dalle esperienze e dall’autodeterminazione delle persone.

Le sostanze non agiscono su corpi neutri e i contesti sociali non colpiscono tutte le persone allo stesso modo: servono più conoscenze, più servizi accessibili e pratiche capaci di leggere davvero corpi, esperienze e disuguaglianze.

La diffusione globale dei servizi di riduzione del danno continua a rallentare. Donne e persone gender diverse hanno sistematicamente meno accesso a questi servizi e affrontano rischi più elevati di trasmissione di HIV ed epatite C.

Esistono strumenti per rendere i servizi di riduzione del danno più accessibili e rilevanti, tra cui l’adozione di una prospettiva di genere e l’integrazione del genere nella progettazione e nell’erogazione dei servizi. Tuttavia, questi approcci sono ancora rari e spesso poco documentati. Di conseguenza, i dati disponibili sono limitati e la ricerca sul consumo di sostanze raramente restituisce informazioni specifiche su donne e persone gender diverse.
In questo contesto, documentare e valorizzare i modelli efficaci è fondamentale per rafforzare la responsabilità dei governi che hanno aderito alle linee guida e alle risoluzioni delle Nazioni Unite sui servizi per le comunità marginalizzate. Diffondere queste pratiche permette di replicarle, sostenerle e ampliarle.

Support. Don’t Punish è una campagna globale che promuove politiche sulle droghe basate su salute, diritti umani e riduzione del danno, opponendosi a stigma, punizione e criminalizzazione.

L’Isola di Arran, attiva a Torino dal 1996, opera in questo ambito: promuove i diritti delle persone che usano droghe e sviluppa servizi a bassa soglia, accessibili e privi di giudizio. Da quasi trent’anni porta avanti attività di peer support, prevenzione, advocacy e impegno per la giustizia sociale.

Uno dei progetti dell'isola di arran, rappresenta proprio un esempio concreto di questo approccio: Orienta Donna, Orienta Queer, che quest’anno celebra 20 anni di attività. È uno dei progetti dell isola di arran ed è uno spazio dedicato a donne e persone trans e non binarie che usano droghe, pensato per offrire momenti di riconciliazione con la propria immagine. Attraverso esperienze di intimità e riscoperta, contribuisce a contrastare lo stigma e a promuovere una visione positiva di sé.